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Un milione di anni fa, nel Tirreno meridionale, violenti sconvolgimenti tellurici creano una frattura e in superficie emerge un vulcano: dal magma, dalla lava e dai lapilli nasce Ustica. Il mare scolpisce le sue rocce, il vento leviga il suo territorio, l’isola nera si erge solitaria nel Mediterraneo. I primi coloni, cavalcando le maree e le correnti , sbarcano e costruiscono un villaggio nella parte più alta e pianeggiante costruiscono un villaggio fortificato nella zona più alta sulle coste e più pianeggiante, Tramontana ,la più idonea alla coltivazione e alla difesa, dipingono con muretti a secco i terrazzamenti naturali. Fenici, Greci e Romani veleggiano intorno alle sue coste, Osteodes e Ustum i suoi antichi nomi. Gli isolani per difendersi da questi invasori si rifugiano sulla Falconiera costruendo nella roccia abitazioni. Di quel periodo rimangono gli apogei e numerosi reperti archeologici esposti nel Museo Archeologico presso la torre Santa Maria. Laddove i Romani si insediano; intorno alla zona delle Case Vecchie, secoli dopo, i Benedettini edificano un monastero e fondano la Chiesa di Santa Maria. Nelle loro sanguinose scorrerie, i pirati rendono insopportabile la vita agli isolani per alcuni secoli, Ustica è abbandonata a se stessa. Fino a quando Ferdinando di Borbone inizia una nuova colonizzazione. Per la difesa contro i pirati vengono costruite le torri di avvistamento di cala Santa Maria e dello Spalmatore e ,sull’antica necropoli, il Fortino della Falconiera. I nuovi coloni arrivano dalle Eolie, da Trapani da Palermo, qualcuno da Genova. Il paese comincia ad avere l’attuale connotazione. L’economia dell’isola è prevalentemente contadina. I legumi, ceci cicerchie fagioli e lenticchie, il grano sono le principali coltivazioni. Arrivano i velieri a caricare le merci per i mercati del continente e, insieme ai sacchi di legumi, si esporta anche la salsola soda da cui si ricavava il bicarbonato di sodio e di cui si è persa memoria. Arrivano i coatti; l’isola diventa la sede del confino per prigionieri comuni, militari nemici, come i libici, e politici. Gramsci ,Rosselli, Bordiga Romita, sono tra i nomi degli intellettuali, confinati dal Fascismo che insieme a centinaia di anonimi prigionieri politici, trascorrono i giorni della loro prigionia coabitando pacificamente con gli isolani. Con la caduta del regime i politici tornano a casa, mentre i coatti rimango fino alle fine degli anni 50. Nel 1959 la prima rassegna delle attività subacquee apre la nuova stagione dove il mare è il protagonista.
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Costeau, Picard, Vailati, Mayol ,Maiorana, Quilici sono i nomi che hanno fatto scoprire al mondo le bellezze dei fondali marini. L’Area Marina Protetta, prima riserva marina in Italia, è il frutto della coscienza per la salvaguardia dello stupefacente habitat marino che circonda l’isola. Dove, non bisogna essere dei provetti subacquei per ammirarne le bellezze: spirografi, ricci, anemoni e stelle marine, barracuda, pesci pappagallo e cernie si lasciano ammirare nei bassi fondali cristallini. L’emigrazione verso il Nord d’Italia, la Germania e gli Stati Uniti, spopola l’isola , le campagne si svuotano: i terrazzamenti sul mare, trasformati nei secoli in rigogliosi giardini, s’inselvatichiscono. Le poche famiglie rimaste a coltivare i terreni riescono a mantenere viva la tradizione dell’agricoltura che produce prodotti eccellenti. Le lenticchie, piccole e tenere, tra i vari gustosi legumi, sono diventate in questi ultimi anni il simbolo della tradizione che si rinnova verso il gusto della moderna cucina La Riserva Orientata Terrestre compendia l’area marina difendendo la flora e la fauna .Il più distratto visitatore, può osservare il falco pellegrino, il gheppio, gli aironi e le altre specie di uccelli che, ogni anno, sorvolano e sostano sull’isola; mentre la macchia mediterranea, gli eucalipti, i pini marittimi, l’oliastro sottolineano ed evidenziano il cielo terso. Il periodo migliore per la conoscenza consapevole e approfondita di Ustica, è sicuramente la primavera, quando i campi di lenticchie sono fioriti e tra i piccoli fiorellini bianchi fanno capolino i papaveri. Gli asparagi selvatici spuntano lungo i muretti a secco, fondendosi con i fiori blu della borraggine, il finocchietto selvatico, il rosmarino e l’aglio selvatico profumano l’aria mentre sbocciano i primi delicati fiori di cappero. Ustica diventa come un pregiato e raro vino da degustare in silenzio e in meditazione Nei caldi mesi estivi ,l’arsura del sole non riesce a bruciare completamente la vegetazione, l’acqua tiepida del mare invoglia a lunghe nuotate tra i branchi di pesci colorati. Nelle grotte scavate dal mare, si può trovare non solo la frescura ma anche un intimità sconosciuta nel silenzio, rotto solo dallo sciabordio delle onde.
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